Quante volte ti capita di vedere questa scena?
Un giocatore riceve vicino alla porta, ha una buona occasione per concludere, ma invece di calciare subito controlla il pallone, se lo sistema, magari fa un altro tocco… e nel frattempo il difensore recupera, lo spazio si chiude e l’occasione sparisce.
La prima reazione dell’istruttore spesso è:
“Deve imparare a tirare di prima.”
Ma non sempre il problema è davvero il tiro.
Molto spesso il problema nasce qualche secondo prima.
Il problema non è solo nel gesto finale
Per calciare di prima non basta avere una buona tecnica di tiro.
Il giocatore deve essere già pronto prima che la palla arrivi.
Deve aver visto:
- dove si trova la porta;
- dove sono gli avversari;
- da dove arriva la palla;
- quale spazio ha a disposizione;
- dove può indirizzare la conclusione.
Deve anche essersi smarcato in una posizione che gli permetta di ricevere con il corpo già preparato.
Se tutte queste informazioni vengono raccolte soltanto dopo il controllo, il giocatore sarà quasi sempre in ritardo.
Ed è qui che l’istruttore deve cambiare prospettiva.
Invece di osservare soltanto come calcia, dovrebbe chiedersi:
“Cosa aveva visto prima che arrivasse il pallone?”
Cosa deve imparare il giocatore
L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente:
“Tira di prima.”
Il comportamento che vogliamo sviluppare è più completo.
Il giocatore deve imparare a:
- guardare prima di ricevere;
- orientare il corpo verso la possibile conclusione;
- riconoscere in anticipo dove può calciare;
- smarcarsi in una posizione utile;
- scegliere prima che la palla arrivi;
- capire quando il tiro di prima è realmente possibile.
Questo cambia completamente il modo in cui utilizziamo un’esercitazione.
Il vincolo del tiro di prima non deve diventare un gesto meccanico da eseguire a tutti i costi.
Deve servire a costringere il giocatore a preparare prima la giocata.
Esercitazione: 4 contro 4 – Segna ad un tocco
Una proposta semplice per lavorare su questo comportamento è una partita a tema 4 contro 4.
Organizzazione
Prepara un campo di circa 25×15 metri.
Ogni squadra attacca e difende due porticine, posizionate sui lati corti.
Si gioca 4 contro 4.
La struttura deve rimanere quella di una vera partita ridotta: possesso, duelli, smarcamenti, transizioni e scelta libera delle soluzioni.
Regola principale
Il gol è valido soltanto se viene realizzato di prima intenzione, senza controllo del pallone.
In questo modo il giocatore non può aspettare che la palla arrivi per decidere tutto.
Deve prepararsi prima.
Cosa stimola realmente questa regola
A prima vista potrebbe sembrare semplicemente un’esercitazione per il tiro.
In realtà può stimolare molto di più.
Per riuscire a segnare di prima, il giocatore deve:
prendere informazioni prima della ricezione.
Se non ha già visto la porticina e gli avversari, difficilmente riuscirà a concludere velocemente.
Deve inoltre smarcarsi con un angolo utile.
Ricevere una palla con il corpo completamente chiuso rispetto alla porta rende la conclusione immediata molto più difficile.
Anche il compagno che passa la palla viene coinvolto nel problema.
Un passaggio forte, impreciso o giocato sul piede sbagliato può rendere impossibile la conclusione.
Quindi l’esercitazione lavora anche sulla capacità di servire il compagno in funzione della giocata successiva.
Cosa guardare davvero durante l’esercitazione
Qui viene la parte più importante.
Se utilizzi questa attività e ti limiti a dire continuamente:
“Tira di prima!”
stai probabilmente perdendo gran parte del suo valore.
Prova invece a osservare quello che succede prima del tiro.
Chiediti:
Il giocatore guarda prima di ricevere?
Se gira la testa solo quando la palla è già arrivata, sarà quasi sempre in ritardo.
Come si smarca?
Sta semplicemente aspettando il pallone oppure cerca una posizione dalla quale può vedere contemporaneamente palla, porta e avversario?
Com’è orientato il corpo?
Riceve completamente di spalle alla porticina oppure riesce a prepararsi in anticipo?
Il passaggio del compagno aiuta la conclusione?
Anche un giocatore pronto può avere difficoltà se riceve una palla scomoda.
La conclusione di prima è realmente la scelta migliore?
Questo è un punto importante.
L’obiettivo non è trasformare il giocatore in un robot che calcia sempre appena tocca la palla.
Vogliamo sviluppare la capacità di riconoscere quando può preparare una conclusione immediata.
Un errore frequente dell’istruttore
Il rischio di un esercizio con una regola così evidente è concentrare tutta l’attenzione sul risultato finale.
Gol di prima: bene.
Controllo prima del tiro: male.
Ma il comportamento è più complesso.
Un giocatore può sbagliare il tiro di prima dopo aver fatto tutto correttamente:
ha guardato, si è smarcato bene, ha preparato il corpo e ha scelto il momento giusto.
Al contrario, può anche segnare casualmente di prima senza aver letto realmente la situazione.
Per questo conviene osservare il processo, non soltanto il risultato.
Il tiro è l’ultima parte dell’azione.
Spesso il vero apprendimento avviene nei secondi precedenti.
Una variante semplice
Quando i giocatori iniziano a comprendere il meccanismo, puoi aumentare leggermente la difficoltà senza stravolgere l’esercitazione.
Per esempio puoi aumentare la distanza tra le porticine.
Questo obbliga i giocatori a prendere più informazioni e rende meno prevedibile la soluzione.
Oppure puoi chiedere ai giocatori di cambiare posizione dopo aver passato la palla, favorendo nuovi smarcamenti e costringendo la squadra a ricreare continuamente linee di gioco.
La variante però deve sempre rispettare lo stesso principio:
non aggiungere difficoltà soltanto per rendere l’esercizio più complicato.
Aggiungila soltanto se aiuta a far emergere meglio il comportamento che vuoi allenare.
Cosa portarsi via
Quando un giocatore controlla sempre prima di tirare, non guardare soltanto il gesto tecnico finale.
Prova a osservare ciò che è successo prima.
Ha visto la situazione?
Si è smarcato nel posto giusto?
Ha preparato il corpo?
Aveva già deciso cosa fare?
Molte volte il problema che vediamo alla fine dell’azione nasce qualche secondo prima.
Ed è proprio lì che l’istruttore può intervenire.
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