Allenatore degli Esordienti: Profilo ideale

allenatore degli esordienti

Ciao, bentornato,
oggi parliamo del profilo ideale dell’allenatore.

Il profilo ideale dell’allenatore degli esordienti non credo che esista in quanto il calcio non è un gioco stabile ma sempre in movimento e in continua evoluzione.

A distanza di anni, i tuoi giocatori non ricorderanno le decine, forse centinaia di giochi che gli hai fatto fare, ma ricorderanno della persona che eri, del rapporto che avevi con loro”.

Ho sentito questa frase recentemente, e devo dire che mi è rimasta dentro. Mi ha fatto riflettere.

Per la sua semplicità, chiarezza, e allo stesso tempo inconfutabile verità.

Facciamo ora un passo indietro coi ricordi, a quando ognuno di noi era ‘dall’altra parte’.

Io me lo ricordo quell’allenatore che non mi faceva giocare da bambino, o quello che invece mi aveva dato tante responsabilità, mi aveva valorizzato.

Ecco, di questi io non ricordo minimamente esercizi, schemi, o altri tatticismi.

È dunque assodato come davvero conta, come ci poniamo e come sappiamo relazionarci coi nostri giocatori.

E su questa base (necessaria) occorre intervenire, insegnare, facilitare.

Sulla base di questa considerazione, saremmo in grado di delineare il profilo dell’allenatore degli esordienti perfetto?

Quello che andremo a trattare, in questo contenuto di valore specifico per la tua categoria, cercherà, anche se magari solo in parte, di rispondere a questa domanda.

Dando un punto di vista, basato su studi ed esperienza, quale dovrebbe essere l’identikit ideale per un allenatore che tratta con i giovani? Per esempio un allenatore degli esordienti ?

La domanda dalla quale partiamo con la nostra riflessione è la classica da ‘un milione di dollari’.

Perché forse, non esiste una verità assoluta.

Però noi vogliamo provarci comunque a rispondere.

Pep-Guardiola

Rifarsi ad un profilo ben preciso non ci sembra opportuno. José Mourinho, Guardiola, Ancelotti sono senza dubbio tecnici di caratura mondiale, idoli ed esempi a cui ispirarsi.

Ma tu allenatore degli esordienti, sei sicuro di volerti ispirare ad uno di questi MISTER? 

L’ allenatore degli esordienti è una figura mutevole, ricca di risvolti in virtù delle numerose situazioni che si trova a dover fronteggiare.

Tra queste figure che l’istruttore degli esordienti deve rappresentare riconosciamo:

Educatore: a prescindere dagli aspetti prettamente tecnici del gioco, gestire un gruppo di ragazzi pone di fronte ad una serie di problematiche non indifferenti, legate specialmente alle relazioni che tra questi nascono, così come alla personalità di ognuno di loro. Spesso, dunque, risulterà più significativo ed importante perdere una partita con fair-play ed impegno, che vincerne una immeritatamente e non sportivamente (Bonaccorso, 2008).

Tecnico: sebbene l’aspetto educativo del gioco valga parecchio, non si può non considerare quello prettamente sportivo e calcistico, quello che, in fin dei conti, muove la passione dei ragazzi che vengono agli allenamenti. Ecco allora come conoscere gli aspetti tecnici, tattici, fisici e regolamentari del gioco ha la sua buona fetta d’importanza (Rusca, 2004).

Maestro: figura associata per definizione ai concetti di apprendimento e insegnamento. Questi processi, a pensarci bene, sono quelli che ogni allenatore dovrebbe ricercare coi giovani con cui lavora, data la loro predisposizione ed il loro desiderio. La differenza tra i banchi di scuola e il campo è abbastanza palese. Matematica e geografia sono sostituite da una materia decisamente più divertente e coinvolgente: il calcio. Ed è su questa leva motivazionale che ogni allenatore-maestro ha il compito di agire. Insegnare, attraverso il ‘giocare a calcio’.

Psicologo: partendo dalla definizione di psicologia come ‘scienza che studia i comportamenti’, conoscere e saper gestire quelli dei nostri calciatori rappresenta un passaggio fondamentale. Comunicare, imparare, decidere sono azioni naturali e imprescindibili della pratica sportiva. Capirle, dunque, una concreta possibilità di successo nel rapporto coi giocatori.

Leader: figura pesante se paragonata ai grandi della politica, dello sport, dell’economia. Eppure così naturale e necessaria. Se c’è gruppo, c’è leadership. Per motivare, suggerire, stimolare, incoraggiare, rappresentare, rassicurare. Con la giusta dose di credibilità, fermezza, semplicità, etica, e responsabilità (Valdano, 2013). Essere leader è essere una guida, un punto di riferimento in cui i giocatori credono.

Facilitatore: i tempi in cui i giocatori venivano addestrati sono finiti. Quelli in cui l’allenatore era il depositario della conoscenza, ed il suo unico ruolo consisteva nel trasmettere questa presunta verità pure.

Fatto questo elenco dettagliato, c’è da trovare un nome, un termine unico che racchiuda in sé tutte queste potenziali, ma necessarie caratteristiche.

horst-wein-ispiratore-del-metodo-della-cantera-del-barcellona

E in questo, mi rifaccio al pensiero di colui che è stato a lungo considerato come ‘l’allenatore degli allenatori’: Horst Wein.

Il termine da lui coniato è quello di ‘formatore’, una figura la cui missione è quella, appunto, di formare giovani.

Una guida, un leader, responsabile del gruppo che gli è stato affidato.

Che sfrutti il potere motivazionale del gioco del calcio per ispirare, coinvolgere, insegnare, attraverso un pianificato intervento sul campo fatto su misura per i ragazzi (Wein, 2011).

Spero che con questo mio contributo di valore ti abbia dato degli spunti su cui riflettere

Tu cosa ti senti di essere? Come ti fai chiamare?
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