Allenatore degli Esordienti: Profilo ideale

allenatore degli esordienti

Ciao Mister, bentornato. Metti in silenzioso il tuo cellulare, prenditi 3′:55 secondi per imparare, crescere, migliorare o semplicemente prendere spunto.
Oggi parliamo del profilo ideale dell’allenatore.

Il profilo ideale dell’allenatore degli esordienti non credo che esista in quanto il calcio non è un gioco stabile ma sempre in movimento e in continua evoluzione.

A distanza di anni, i tuoi giocatori non ricorderanno le decine, forse centinaia di giochi che gli hai fatto fare, ma ricorderanno della persona che eri, del rapporto che avevi con loro”.

Ho sentito questa frase recentemente, e devo dire che mi è rimasta dentro. Mi ha fatto riflettere.

Per la sua semplicità, chiarezza, e allo stesso tempo inconfutabile verità.

Facciamo ora un passo indietro coi ricordi, a quando ognuno di noi era ‘dall’altra parte’.

Io me lo ricordo quell’allenatore che non mi faceva giocare da bambino, o quello che invece mi aveva dato tante responsabilità, mi aveva valorizzato.

Ecco, di questi io non ricordo minimamente esercizi, schemi, o altri tatticismi.

È dunque assodato come davvero conta, come ci poniamo e come sappiamo relazionarci coi nostri giocatori.

E su questa base (necessaria) occorre intervenire, insegnare, facilitare.

Sulla base di questa considerazione, saremmo in grado di delineare il profilo dell’allenatore degli esordienti perfetto?

Quello che andremo a trattare in questo articolo cercherà, anche se magari solo in parte, di rispondere a questo quesito.

Dando un punto di vista, basato su studi ed esperienza, di quale dovrebbe essere l’identikit ideale per un allenatore che tratta con i giovani, per esempio un allenatore degli esordienti ( vista la categoria specifica che trattiamo in questo sito)

La domanda dalla quale partiamo con la nostra riflessione è la classica da ‘un milione di dollari’.

Perché forse verità assoluta non esiste. Però noi vogliamo provarci comunque a vincere questo inarrivabile jackpot.

Pep-Guardiola

Rifarsi ad un profilo ben preciso non ci sembra opportuno. José Mourinho, Guardiola, Ancelotti sono senza dubbio tecnici di caratura mondiale, idoli ed esempi a cui ispirarsi.

Ma noi allenatori degli esordienti, siamo sicuri questo funzionerebbe con i nostri giovani?

Considerare invece delle caratteristiche generali pare invece essere un buon punto di partenza.

Questi principi possono essere applicati e adattati alla varietà di gruppi e ragazzi con cui ci si trova ad operare, e combinati tra loro aumentano le probabilità di successo della propria missione sportiva.

Ecco allora che l’allenatore degli esordienti diventa una figura mutevole, ricca di risvolti in virtù delle numerose situazioni che si trova a dover fronteggiare.

Tra queste riconosciamo:

Educatore: a prescindere dagli aspetti prettamente tecnici del gioco, gestire un gruppo di ragazzi pone di fronte ad una serie di problematiche non indifferenti, legate specialmente alle relazioni che tra questi nascono, così come alla personalità di ognuno di loro. Spesso, dunque, risulterà più significativo ed importante perdere una partita con fair-play ed impegno, che vincerne una immeritatamente e non sportivamente (Bonaccorso, 2008).

Tecnico: sebbene l’aspetto educativo del gioco valga parecchio, non si può non considerare quello prettamente sportivo e calcistico, quello che, in fin dei conti, muove la passione dei ragazzi che vengono agli allenamenti. Ecco allora come conoscere gli aspetti tecnici, tattici, fisici e regolamentari del gioco ha la sua buona fetta d’importanza (Rusca, 2004).

Maestro: figura associata per definizione ai concetti di apprendimento e insegnamento. Questi processi, a pensarci bene, sono quelli che ogni allenatore dovrebbe ricercare coi giovani con cui lavora, data la loro predisposizione ed il loro desiderio. La differenza tra i banchi di scuola e il campo è abbastanza palese. Matematica e geografia sono sostituite da una materia decisamente più divertente e coinvolgente: il calcio. Ed è su questa leva motivazionale che ogni allenatore-maestro ha il compito di agire. Insegnare, attraverso il ‘giocare a calcio’.

Psicologo: partendo dalla definizione di psicologia come ‘scienza che studia i comportamenti’, conoscere e saper gestire quelli dei nostri calciatori rappresenta un passaggio fondamentale. Comunicare, imparare, decidere sono azioni naturali e imprescindibili della pratica sportiva. Capirle, dunque, una concreta possibilità di successo nel rapporto coi giocatori.

Leader: figura pesante se paragonata ai grandi della politica, dello sport, dell’economia. Eppure così naturale e necessaria. Se c’è gruppo, c’è leadership. Per motivare, suggerire, stimolare, incoraggiare, rappresentare, rassicurare. Con la giusta dose di credibilità, fermezza, semplicità, etica, e responsabilità (Valdano, 2013). Essere leader è essere una guida, un punto di riferimento in cui i giocatori credono.

Facilitatore: i tempi in cui i giocatori venivano addestrati sono finiti. Quelli in cui l’allenatore era il depositario della conoscenza, ed il suo unico ruolo consisteva nel trasmettere questa presunta verità pure.

La svolta vuole che i giocatori, di qualsiasi età, siano considerati essere pensanti, in continua relazione con l’allenatore e l’attività. Facilitare significa proprio questo, creare situazioni e condizioni affinché ognuno possa trovare il proprio personale modo di imparare e agire. (Bonaccorso, 2008). Un ambiente di gioco nel quale conta l’efficacia verso un obiettivo.

Le modalità di raggiungimento dello stesso vengono proposte in maniera variegata, lasciando poi un certo grado di libertà sul loro utilizzo effettivo. Segnare un gol con la punta, ad esempio, diventa una soluzione di gioco, presentata come efficace in certe situazioni e meno in altre.

Sarà poi il giocatore a dover capire quando, dove e perché usarla, facilitato dai giochi che verranno proposti, senza che venga additato come lo ‘scarpone’ di turno (fintanto che fa gol!)

Ingegnere: un esperto di progettazione e gestione. Non di macchinari ovviamente, ma di sistemi, metodi, e piani di allenamento. Un progettatore meticoloso, che non lascia dettagli al caso, ma che fa della programmazione un mezzo per farsi trovare pronto in tutte le situazioni, aumentando l’efficacia del suo operato.

Un intervento, un richiamo, una domanda dovranno essere parte di un piano, scritto in precedenza, applicato, e migliorato continuamente attraverso riflessioni costruttive.

Fatto questo elenco dettagliato, c’è da trovare un nome, un termine unico che racchiuda in sé tutte queste potenziali, ma necessarie caratteristiche.

horst-wein-ispiratore-del-metodo-della-cantera-del-barcellona

E in questo, mi rifaccio al pensiero di colui che è stato a lungo considerato come ‘l’allenatore degli allenatori’: Horst Wein.

Il termine da lui coniato è quello di ‘formatore’, una figura la cui missione è quella, appunto, di formare giovani.

Una guida, un leader, responsabile del gruppo che gli è stato affidato.

Che sfrutti il potere motivazionale del gioco del calcio per ispirare, coinvolgere, insegnare, attraverso un pianificato intervento sul campo fatto su misura per i ragazzi (Wein, 2011).

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